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Rosario Crocetta Nato a Gela il 08/02/1951 Residente a Gela |
Studi
Esperto di informatica, ha lavorato con l’ENI in diverse città italiane ed estere, portando avanti importanti progetti di informatizzazione
Lingue parlate
Arabo, Inglese e Francese
Esperienze
Collaborazioni giornalistiche con “Liberazione”, “l’Unità” e diversi giornali regionali, autori di testi di poesia e teatrali.
Ha pubblicato il suo primo libro di poesie nel 1987 con le edizioni Janua di Roma all’interno di una collana di autori scelti da Dario Bellezza “Diario di una giostra”
Esperienze Amministrative e Politiche
Dal ottobre 1996 al 1998 Assessore alla Cultura di una giunta di centrosinistra a Gela nell’amministrazione del Sindaco Gallo.
Nel 1998 eletto Consigliere Comunale indipendente nella lista Rete-Verdi risultando il primo eletto del consiglio Comunale.
Dal 1999 al 2000 Conusulente alla Cultura per i paesi del mediterraneo dell’Assessorato regionale Beni Culturali della Sicilia, realizzando grandi progetti con paesi come la Tunisia , lo Yemen, il libano e realizzando il festival Internazionale di poesia del Mediterraneo “Al Bahr”.
Dal 2000 iscritto al Partito dei Comunisti Italiani
Dal 2000 al febbraio 2001 Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione del Comune di Gela
Nel maggio 2002 candidato a Sindaco di Gela per l’ulivo con il programma del Nuovo Rinascimento, Crocetta non viene eletto subito Sindaco perché su almeno 500 schede sulle quali gli elettori avrebbero scritto con la matita il nome dell’altro candidato Sindaco, malgrado i nominativi dei due candidati fossero già prestampati vengono, per una errata interpretazione della legge attribuiti all’altro candidato, Crocetta fa ricorso e l’11 marzo 2003 i giudici della seconda sezione del TAR Sicilia hanno proclamato sindaco di Gela Rosario Crocetta dell’Ulivo. L’esponente del centrosinistra aveva presentato ricorso contro l’elezione del suo avversario del Cdl, Giovanni Scaglione, avvenuta per 107 voti in più. I giudici hanno corretto i risultati elettorali di Maggio dando a Gela un nuovo sindaco.
intervista by www.sciara.info
Articolo di Repubblica.it
Parla il sindaco “comunista-liberal-rivoluzionario” appassionato di Zapatero. Eletto con il 65% dei voti nel comune del Nisseno
Crocetta: “Così ho vinto la mafia” Gare d’appalto davanti ai carabinieri
E revoche degli incarichi per i sospetti. “Ho ripristinato le regole base del mercato”. Il modello Gela copiato in altre città italiane
di CLAUDIA FUSANI
Crocetta: “Così ho vinto la mafia”Gare d’appalto davanti ai carabinieri
GELA – Il suo biglietto da visita, nel 2003 quando fu nominato sindaco per la prima volta, fu il seguente: le gare d’appalto da quel momento in avanti non sarebbero più avvenute nel segreto di qualche stanza comunale ma davanti a carabinieri e polizia. In divisa. Cinque anni dopo l’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici nel comune di Gela – territorio altrimenti infestato dalle cosche – è quasi inesistente. In compenso, quel sindaco “sfrontato” e “incosciente” è stato rieletto ieri con una percentuale quasi bulgara: il 64,8% dei voti. Una assoluta anomalia nel panorama siciliano. Per vari motivi: Rosario Crocetta è comunista (Pdci), ha fatto dell’antimafia la sua bussola di vita, è dichiaratamente gay. Non solo: è nato a Gela 56 anni fa, è profondamente siciliano e sa coniugare un’ottima cultura – parla anche l’arabo oltre all’inglese e francese – ad uno spirito squisitamente popolare.
Storia di un piccolo miracolo siciliano. “E’ la vittoria della legalità e la legalità è sviluppo” dice sorridendo. La sua vittoria fa tirare un sospiro di sollievo all’Unione in un panorama assai gramo per il centrosinistra. “La Sicilia ci ha mandato un segnale serio” dice la senatarice Manuela Palermi, capogruppo del pdci al Senato, che può vantarsi del “suo” Crocetta, “la prova che se si fanno politiche di sinistra il consenso c’è”. L’onorevole Franco Grillini, leader dell’Arcigay, è stato il primo ieri a mandargli un messaggio via sms: “Hai vinto anche per tutti noi. Grazie a nome di tutti”. “La vittoria di Crocetta – aggiunge Grillini – è un messaggio di valore nazionale: significa che la lotta alla mafia, se fatta seriamente, ottiene il consenso popolare e vince”.
E dire che la mafia nel 2003 aveva assoldato un killer lituano per eliminare “quel comunista finocchio” (così in alcune intercettazioni). E che Crocetta, all’epoca, riuscì a vincere solo dopo l’intervento del Tar che certificò brogli e falsificazioni.
Da stamani ha consumato tre telefoni a furia di parlare e ringraziare. Tra una telefonata e l’altra riesce a spiegare il segreto del suo successo. “Ho fatto un’antimafia non di parole”. E cioè? “I modelli delle gare d’appalto del comune di Gela cominciano ad essere prese ad esempio in tutta Italia. Pretendo dalle ditte informazioni e certificati preventivi; revoco gli appalti appena c’è anche solo un vago sospetto di mafiosità; le buste delle gare d’appalto vengono aperte davanti alle forze dell’ordine”.
Si definisce un “liberal-rivoluzionario” e il suo modello è Zapatero, “lo scriva per favore”. Ma torniamo alla lotta alla mafia. “Io dico sempre – aggiunge Crocetta – che la mafia mi deve denunciare per mobbing: ho licenziato la moglie del boss che lavorava qui in Comune; ho licenziato anche qualcun altro – non pochi direi – perchè vicinini, posso usare questa espressione? Ho cacciato, dopo averlo denunciato, uno che all’inizio, nel 2003, aveva provato a denunciarmi “. Dice senza timore di smentita di “aver liberato le imprese dalla mafia pur realizzando una straordinaria stagione di opere pubbliche, quindi ho fatto lavorare tutti ma bene”. Afferma di aver realizzato “progetti di lavoro per i più deboli e per i più giovani”. E di aver fatto diventare Gela “moderna”: “Conta ottantamila abitanti, è la città siciliana col minor numero di emigrati e il più alto tasso di crescita economico”. Nelle relazioni dell’Antimafia Gela è ancora indicata come base di cosche e boss che però sono costrette a lavorare altrove.
“Per combattere la mafia – aggiunge Crocetta – è fondamentale il consenso popolare. Io l’ho avuto perchè credo di aver saputo essere me stesso, comunista e clericale, senza per questo spaventare i moderati”. Ultima domanda, forse scontata: non ha paura così antimafioso in una città così mafiosa? “Io dico sempre di no, che non ho paura perchè ho una fede straordinaria. Che però non basta. E allora vivo sotto scorta”. Livello di potezione al massimo. Significa vita blindata.
(15 maggio 2007)
Rosario Crocetta: Il sindaco antimafia (fonte: http://www.canisciolti.info)
Rosario Crocetta è stato riconfermato sindaco di Gela con una percentuale stratosferica: il 64,8 % dei consensi. Per diventare sindaco la prima volta ha dovuto fare ricorso al TAR contro i brogli elettorali . Comunista, cattolico, gay. Il suo modello è Zapatero. Il sui veri punti forti sono la cultura della legalità e la lotta alla mafia condotta con metodi efficaci. Le gare d’appalto avvengono davanti a carabinieri in divisa.
Pretende dalle ditte informazioni e certificati preventivi. Revoca degli appalti al semplice vago sospetto di mafiosità. Lincenziò la moglie del boss che lavorava in comune. Nel 2003 la mafia assoldò un killer lituano per ucciderlo. E’ riuscito nella difficile impresa di eliminare le infiltrazioni mafiose dagli appalti pubblici del comune di Gela. Ha liberato le imprese dalla mafia. Ha elaborato progetti di lavoro per i più deboli.
Ha modernizzato Gela facendone il centro (ottantamila abitanti) con il minor numero di emigrati e il più alto tasso di crescita. Vive una vita blindata. Nelle relazioni dell’antimafia Gela è ancora base di cosche e di boss che sono costretti a lavorare altrove. Questo significa che se il popolo siciliano viene aiutato dalle istituzioni sa premiare la buona politica ed esprimersi contro la cultura della mafia. Bisogna stringersi attorno a questo sindaco coraggioso. La Sicilia deve ripartire da persone come Crocetta. Perchè il metodo degli appalti di Crocetta non viene imitato da tutti i comuni del sud? si faccia una legge che imponga il metodo Crocetta.
Marzo 2005, articolo presente su www.narcomafie.it
Gela, la lotta per il cambiamento un sindaco fuori del Comune
Intervista a Rosario Crocetta di Marco Nebiolo
Rosario Crocetta, sindaco di Gela
Chiamarlo “il sindaco antimafia” può apparire retorico, eppure se c’è qualcuno che merita l’appellativo, questo è Rosario Crocetta. Sindaco di Gela dal marzo 2003, cinquantaquattro anni, esponente del partito dei comunisti italiani, gay dichiarato, conoscitore della lingua e della cultura araba, dal primo giorno del suo mandato ha caratterizzato la sua attività amministrativa in favore della legalità e della trasparenza. Anzi, la sua battaglia per la legalità è iniziata ancora prima del suo insediamento: al primo scrutinio delle schede, infatti, aveva perso le elezioni, risultando in svantaggio di 107 voti rispetto al suo avversario, Giovanni Scaglione. Solo 107 voti su 65 mila elettori. Crocetta fece ricorso al Tar, che ribaltò il risultato annullando molte schede considerate valide nonostante gli evidenti segni che le rendevano riconoscibili: le cosche avevano provato a condizionare il voto per tenere lontano il “comunista finocchio” – come venne apostrofato in una telefonata intercettata dalle forze dell’ordine – che prometteva di “cambiare” il Comune una volta insediato. Crocetta, in due anni, il registro l’ha cambiato eccome, attraverso una serie di iniziative concrete che hanno rotto le uova nel paniere a chi era abituato ad una prassi amministrativa collaterale agli interessi dell’imprenditoria mafiosa. Un esempio: prima del suo arrivo, la maggior parte degli appalti veniva assegnata dal Comune con la procedura dell’“estrema urgenza”, cioè senza gara d’appalto, ad imprenditori “di fiducia”. Da quando è lui il sindaco non più un appalto è stato assegnato in quel modo. E per dare un segnale ulteriore a chi non avesse colto lo spirito del nuovo corso amministrativo, Crocetta ha voluto e ottenuto che le forze dell’ordine presenziassero alle gare d’appalto. E così via. L’estate scorsa il suo assessore alle pari opportunità Giovanna Miceli, avvocato penalista, ha annunciato di voler difendere un presunto mafioso contro il quale il Comune intendeva costituirsi parte civile. Crocetta non ci ha pensato due volte e ne ha chiesto le dimissioni. «O con il Comune, o con i mafiosi». Ha poi allontanato dai propri uffici alcuni dipendenti comunali in odor di mafia. Ha avviato un’azione di sensibilizzazione della politica regionale e nazionale rispetto alla lotta a Cosa Nostra e alla trasparenza delle leggi sugli appalti. Ha incoraggiato la lotta contro il racket e si è fatto promotore di iniziative insolite – e fortemente simboliche – nel contrasto alle organizzazioni criminali, come quella di distribuire a spese del Comune, per il 2 novembre, i lumini da cimitero, privando così la mafia di un business su cui tradizionalmente lucrava.
Questo impegno intransigente ha il prezzo caro della vita blindata, sotto scorta 24 ore al giorno. Crocetta però non ama fare il martire né si sente una vittima. «Non posso andare liberamente al cinema o a prendere un gelato, è vero. Ma sarei molto meno libero se scendessi a compromessi con la mia coscienza».
Quando ha cominciato a occuparsi di politica?
Sono nato in una famiglia in cui si faticava ad arrivare alla fine del mese e dal giorno 20 in poi si faceva la spesa a credito. Ho iniziato praticamente da ragazzo all’interno dell’oratorio salesiano, sulla base di un cristianesimo che dedicava alla questione sociale un’attenzione notevole. Ma il mio impegno più concreto risale al 1990, quando sono tornato a Gela dopo alcuni anni di assenza e ho trovato una città sconvolta dalla guerra di mafia. Nel novembre di quell’anno ci fu addirittura una strage in una sala giochi: otto ragazzini vennero uccisi. Fu allora che decisi che bisognava dare una priorità alle questioni del recupero sociale dei giovani e che scoprii la mafia all’interno del tessuto sociale, nella storia delle persone. Combatterla divenne così la mia priorità politica.

Che altro si può aggiungere?
Ieri a San Marino grande lezione di impegno sociale, tutti dovremmo adoperarci per un mondo legale a 360 gradi.